Le associazioni milanesi tra Otto e Novecento

Paolo Valvo

 

Le radici storiche dell'associazionismo milanese contemporaneo vanno cercate nella progressiva affermazione della società borghese, nel cui alveo a partire dalla fine del XVIII secolo prendono vita i primi circoli milanesi, e prima ancora nel fitto ordito confraternale che contraddistingue la vita religiosa (e non solo) della città fin dal tardo medioevo (1). Man mano che lo spirito di associazione si diffonde, contagiando come a cascata tutte le classi sociali a partire da quelle più elevate (2), nell'Ottocento esso si colora di nuovi accenti, che esprimono una tensione al perfezionamento morale e al superamento dell'individualismo condivisa da strati crescenti della cittadinanza. In tale contesto il processo di unificazione italiana (preceduto dai moti liberali del 1848) rappresenta un ulteriore volano ideologico, che fornisce alle sempre più numerose associazioni di impronta laica un significativo orizzonte valoriale. È rivelatore, in questo senso, quanto afferma Carlo Verazzi, presidente del Circolo tiratori milanesi: "Un grande patriota disse che "fatta l'Italia, restava a fare gl'Italiani" ed è generale, si può dire, negli uomini di sapere l'idea, che agli Italiani manchi soprattutto l'educazione che forma il carattere. Perché non potrà il nostro sodalizio, senza la pretesa di volerlo fare, senza lo spauracchio di dogmi morali, o di catoniane censure, cooperare indirettamente a quest'impresa tanto utile?" (3).
Questo nuovo fermento che si diffonde rapidamente con le sue molteplici espressioni (culturali, ricreative, politiche, mutualistiche e caritative) nella Milano post-unitaria costituisce un termine di paragone, e allo stesso tempo una sfida, per il non meno vasto universo associativo di matrice cattolica, organizzato principalmente su base parrocchiale e legato a modelli di azione pastorale e sociale che, pur resistendo alla pressione dei tempi, manifestano ormai la necessità di un aggiornamento negli obiettivi e negli strumenti, per poter rispondere più efficacemente alle sfide ineludibili poste dalla modernità.
A questo proposito se da una parte, osservando ad esempio il materiale documentario raccolto nelle parrocchie milanesi durante la prima visita pastorale del cardinale arcivescovo Andrea Carlo Ferrari (1895-1901), si percepisce la 'stanchezza' di diverse confraternite e pie unioni ormai ridotte al lumicino (a fronte di altre invece ancora fiorenti), dall'altra è tuttavia innegabile che proprio a quel modello si ispirino in parte, coscientemente o meno, molti dei nuovi sodalizi, come le società di mutuo soccorso. A un esame anche sommario degli statuti (ove reperibili) e delle informazioni contenute nei repertori a stampa, emergono interessanti parallelismi tra il vecchio e il nuovo associazionismo. Anche se l'orizzonte ideale non è più la finalità di culto ma il progresso nazionale e il perfezionamento morale dei soci (come singoli e come classe), in molte nuove associazioni l'eredità del passato permane come sottotraccia, e risulta evidente ad esempio nei rituali che accompagnano i momenti più importanti della vita del socio: su tutti valga l'esempio delle esequie, che molte società di mutuo soccorso provvedono non solo a finanziare con il fondo sociale (in tutto o in parte), ma anche ad accompagnare con una propria rappresentanza e con lo stendardo, che si uniscono in processione al feretro dalla casa del defunto fino al cimitero; può trattarsi di una cerimonia esclusivamente civile, ma la mimesi nei confronti dei riti delle antiche confraternite è evidente.
Si può rintracciare qui l'impronta di una religiosità svuotata da ogni riferimento trascendente, che trova nella moderna vita associativa il suo terreno di coltura: è proprio all'interno delle associazioni infatti - siano esse orientate al lavoro o al tempo libero - che prende forma "una condotta di vita ispirata da una precettistica nuova e che poco [ha] da spartire con quella cristiana tradizionale, se non nelle apparenze etiche e nell'ossequio di maniera, risultando invece coerente col processo di evoluzione della società borghese europea tardo ottocentesca" (4).
Di fronte alla sfida lanciata dalla modernità sul terreno associativo il mondo cattolico milanese - nelle sue componenti più attente - risponde cercando di adeguare i propri strumenti alle esigenze del tempo presente, il che dà origine spesso a un 'mimetismo di ritorno'. In certi casi questo processo può apparire tardivo, o comunque poco efficace; mentre il fenomeno mutualistico prende piede a Milano in misura consistente fin dagli anni trenta del secolo, ad esempio, occorre attendere il 1879 per la fondazione di una Società cattolica di mutuo soccorso. Questo ente, che dipende dal Comitato diocesano dell'Opera dei Congressi, si distingue dai suoi corrispettivi laici non solo per gli scopi di edificazione religiosa, ma anche per l'adozione di un modello trasversale e interclassista, che si rivolge indistintamente a tutti i lavoratori senza tenere conto delle diverse specializzazioni. In altri casi, invece, l'azione dei cattolici assume tratti di rottura rispetto al passato.
 
 
Note
(1) Per uno sguardo di sintesi cfr. D. ZARDIN, Confraternite e "congregazioni" gesuitiche a Milano fra tardo Seicento e riforme settecentesche, in A. ACERBI - M. MARCOCCHI (a cura di), Ricerche sulla Chiesa di Milano nel Settecento, Vita e Pensiero, Milano 1988, pp. 180-252, e ID., Tra chiesa e società "laica": le confraternite in epoca moderna, "Annali di Storia moderna e contemporanea", 10 (2004), pp. 529-545.
(2) In proposito si vedano M. MERIGGI, Lo "spirito di associazione" nella Milano dell'Ottocento (1815-1890), "Quaderni Storici", 77 (1991), pp. 389-417, e ID., Milano borghese. Circoli ed élites nell'Ottocento, Marsilio, Venezia 1992.
(3) V. BIGNAMI, Club, società e ritrovi, in Mediolanum, 4 voll., Vallardi, Milano 1881, II, p. 109.
(4) D. BARDELLI, "Mondo nuovo" e nuova virtù: il santo della modernità, in Studi in memoria di Cesare Mozzarelli, 2 voll., Vita e Pensiero, Milano 2008, II, pp. 1379-1380.