Carità in Porta Nuova (1442 - 1801)

Servizio Archivio e Beni Culturali, ASP Golgi-Redaelli

 

Origine e finalità

Le origini del Luogo Pio della Carità risalgono alla fondazione del Consorzio del Terzo Ordine di San Francesco, istituito nel 1442 da alcuni Terziari milanesi ispirati dalla predicazione di san Bernardino da Siena e con il beneplacito del duca Filippo Maria Visconti il quale, con apposito diploma del 10 luglio 1441, ne aveva precisato le finalità "pro erogatione elemosinarum".

Emblema del luogo pio della CaritàL'attività caritativa, iniziata il 1° marzo 1442 con la distribuzione settimanale di pani di frumento e altri generi di prima necessità, era ostacolata da difficoltà di natura economica che furono superate solo grazie alle generose elargizioni disposte da alcuni confratelli. Il 12 dicembre 1442 il mercante e terziario francescano Martino Della Gazzada donò gran parte del suo patrimonio al Consorzio, le cui risorse furono immediatamente incrementate dalle oblazioni di altri diciannove sodali, tutti di estrazione artigianale e mercantile. Il maestro e medico ducale Filippo Pellizzoni offrì l'uso di un'ampia casa nella contrada delle Case Rotte in Porta Nuova, poi donata definitivamente al Consorzio il 21 ottobre 1445, per impiantare la sede del nuovo istituto.

D'altro canto il Consorzio, che il 14 febbraio 1443 si era dato anche una propria regola, non tardò a fare nuovi proseliti come attesta il moltiplicarsi di lasciti e donazioni, che consentì di ampliare il volume delle erogazioni. L'importanza e la fiducia pubblicamente riconosciute all'ente si rifletterono, significativamente, nell'inclusione degli amministratori del Consorzio tra quanti erano chiamati a scegliere i deputati del nuovo Ospedale Maggiore fin dalla sua origine a metà Quattrocento.

Il consolidamento della struttura organizzativa e lo sviluppo dell'attività benefica originarono gravi tensioni con i frati osservanti di Santa Maria degli Angeli, ai quali erano affidate la cura spirituale dei Terziari e la tutela amministrativa del sodalizio. Le accresciute disponibilità patrimoniali avevano infatti sollecitato i frati a inoltrare pressanti richieste economiche al Consorzio, statutariamente obbligato a soccorrere con diritto di precedenza i propri membri e i regolari dell'Osservanza. Ne seguirono reciproche accuse di abusi e malversazioni, fattesi particolarmente aspre dopo la morte di Martino della Gazzada (1460) e del suo successore Ambrogio Resta (1466) quali membri più influenti del gruppo dei Terziari, determinando la necessità di trasformare radicalmente l'assetto del Consorzio.

Il 26 agosto 1466, in presenza del notaio Giacomo Brenna, i Terziari furono costretti a rinunciare al controllo della gestione amministrativa che, dietro suggerimento del padre guardiano Bartolomeo Caimi, del padre predicatore Michele Carcano e del visitatore Giordano De Ursis, veniva affidata ad un collegio formato da dieci laici e soli due Terziari. Il 10 giugno 1476 i Terziari furono estromessi completamente dall'amministrazione patrimoniale e dall'erogazione elemosiniera, alle quali da quel momento avrebbero provveduto esclusivamente dodici deputati laici. Sorgeva in quel momento il Luogo Pio della Carità, approvato dal duca di Milano Galeazzo Maria Sforza il 29 agosto 1476 e poi dal pontefice Sisto V con breve del 29 gennaio 1477, mentre il capitolo abbandonava lo stabile di contrada Case Rotte – che rimaneva ai Terziari – e si spostava in un edificio nel sestiere di Porta Nuova, nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano sul Carrobiolo (nell'attuale piazza della Scala), poi arricchito sulla facciata da interventi di Ambrogio Bevilacqua e Bernardino Luini.

A testimonianza del favore incontrato dal nuovo organismo presso le autorità laiche, il 23 luglio 1484 il luogo pio otteneva dal duca di Milano la facoltà di sottoscrivere atti notarili anche nei giorni festivi "perché se fano per utilitate di suoi poveri et de tale cose ad essi deputati non ne segue guadagno alcuno", mentre il 3 novembre 1509 il re di Francia e duca di Milano, Luigi XII, accordò l'esenzione dal dazio della macina fino a 290 moggia di frumento e altrettante per le biade, nonché altre esenzioni dal dazio della mercanzia per dieci pezze di panno grosso. Nondimeno il sodalizio fu chiamato a contraccambiare tale benevolenza: il 15 dicembre 1523 Francesco II Sforza invitava il capitolo a partecipare alle spese in soccorso degli "infetti di peste" e l'anno successivo lo sollecitava ad alienare alcuni immobili per contribuire al pagamento delle misure necessarie a contrastare la diffusione dell'epidemia.

StatutoElenco dei deputati del luogo pio della carità, 1681

Non si è conservato alcuno statuto del Luogo Pio della Carità in Porta Nuova.

Struttura organizativa

Il Capitolo del luogo pio era composro da 12 deputati, con a capo un priore. Per quanto concerne più propriamente l'organizzazione gestionale, dalla Nota delli Signori Priore et Deputati del venerando Luogo Pio della Carità di Porta Nova di Milano del 1681 si apprende che essa era sottoposta articolata in "province", affidate alla responsabilità dei singoli deputati.

Sede

Dal 1476 il luogo pio ebbe la propria sede presso un edificio posto quasi di fronte alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano sul Carrobiolo, tra gli odierni teatri alla Scala e dei Filodrammatici.

Patrimonio

Dai dati di bilancio del 1784 risultano entrate pari a 60.188 lire e uscite per 65.860 lire, con un disavanzo quindi di 5672 lire.

Verso la fine del XVIII secolo il luogo pio possedeva circa 2100 pertiche (poco meno di 140 ettari) di terreno, per la metà ubicate nei Corpi Santi di porta Orientale.

Lasciti particolari

Sullo scorcio del XVI secolo, per la cospicua eredità della nobile Clemenza Grassi, vedova di Gerolamo Castiglioni, il Luogo Pio della Carità aggiunse al proprio il titolo di "Monte Angelico", dovendo tenere separata l'amministrazione del patrimonio ricevuto con l'obbligo di erogare i redditi "esclusivamente per l'assegnazione annua di sette doti a zitelle di buona voce e fama che avessero voluto farsi monache".

Soppressione

Il capitolo della Carità fu sciolto nel 1784 per effetto del reale dispaccio del 6 maggio, ma il luogo pio continuò a svolgere la sua attività assistenziale secondo le modalità previste dalla riforma giuseppina. Nei tre anni successivi furono aggregati alla Carità tredici enti minori: Malastalla, Santi Giacomo e Filippo, San Giuseppe (con l'unita amministrazione dell'opera pia Lampugnani), Beata Vergine del Soccorso, Scurolo di Sant'Ambrogio, Crocifisso, Santa Maria della Piscina, Santa Maria della Passione, Beata Vergine della Consolazione, Immacolata Concezione in Pantano, Carità verso i Carcerati, Cesati.

La casa di residenza al Carrobiolo venne abbandonata per la nuova sede amministrativa in contrada dei Tre Monasteri e poi venduta all'asta all'Associazione dei Pubblici Teatrali Spettacoli il 15 settembre 1785.

Per effetto del Decreto del Comitato di Governo del 13 agosto 1801, il luogo pio della Carità in Porta Nuova venne concentrato altri quattro luoghi pii elemosinieri sopravvissuti alle soppressioni giuseppine: si costituì quindi un solo ente, denominato Luoghi Pii Elemosinieri, gestito da un Capitolo Centrale composto da sette amministratori che ebbero in affido la gestione patrimoniale, mentre l'erogazione rimase attribuita al Direttorio Elemosiniere.

 

[nelle immagini: Emblema del Luogo Pio della Carità; Elenco dei deputati del Luogo Pio della Carità, 7 maggio 1681]