Misericordia (1368 circa - 1801)

Servizio Archivio e Beni Culturali, ASP Golgi-Redaelli

 

Origine

Il Consorzio della Misericordia venne fondato intorno al 1368 per iniziativa di un gruppo di mercanti milanesi, alcuni dei quali risultavano già iscritti alla Scuola delle Quattro Marie. I suoi promotori ambivano a dar vita a un organismo innovativo, capace di svincolarsi dal modello confraternale che tendeva a circoscrivere l'attività di assistenza ai propri iscritti per offrire aiuto a chiunque, in tutta la città, si trovasse in condizioni di reale bisogno.

L'efficacia della sua missione venne presto compresa dalle autorità civili che accordarono al Consorzio della Misericordia privilegi ed esenzioni fiscali e l'inserirono nel novero dei principali luoghi pii cui, il 2 gennaio 1486, il duca di Milano riconosceva la speciale prerogativa di agire in qualità di giudici ordinari verso i propri debitori. Non mancarono invece disaccordi con le autorità ecclesiastiche, che più volte, sia nel XVI che nel XVII secolo, tentarono di estendere il proprio controllo sui luoghi pii elemosinieri.

Il prestigio del Consorzio è del resto attestato dal coinvolgimento dei suoi deputati – accanto a quelli delle Quattro Marie e della Carità – nella elezione dei deputati del capitolo dell'Ospedale Maggiore, come pure nella nomina di quelli del Monte di Pietà; senza dimenticare che i suoi deputati controllavano il Collegio Griffi di Pavia e due di essi erano di diritto inseriti fra i membri del capitolo delle Scuole Taverna.

Pagina miniata dello statuto della MisericordiaStatuto

Il 1422 è la prima data certa nella compilazione degli statuti. Tale dato temporale va anticipato (probabilmente di alcuni decenni) per i primi nove capitoli, che si presentano privi di data; e va ampliato almeno fino al 1476, poiché i restanti 25 paragrafi corrispondono ad una sorta di assemblaggio di norme messe a punto in una serie di tredici riunioni consiliari tra il 1422 e il 1476. Un'ultima norma venne introdotta nel 1664 e si riferiva al divieto della presenza di ecclesiastici.

Finalità

La finalità elemosiniera del sodalizio si esplicava mediante un'opera capillare, che gradualmente si ampliò: oltre alle tradizionali distribuzioni di sussidi in natura (pane, riso, ceci, carne, vino e sale, panni di lino e coperte di lana) – per ritirare le quali i deputati consegnavano agli assistiti appositi "segni" metallici o biglietti cartacei –, e all'erogazione di doti a povere fanciulle che intendessero sposarsi o entrare in convento, nel corso dei secoli il consorzio si occupò infatti di sostenere giovani indigenti negli studi, pagare i costi di assistenza ad infermi, effettuare depositi per la liberazione di debitori insolventi reclusi alla Malastalla (o in altri istituti di pena), assumere l'onere delle esequie di defunti i cui familiari fossero sprovvisti di mezzi. Il suo raggio d'azione arrivava a comprendere chiese, conventi e monasteri, cui erano assegnate sia sovvenzioni in natura che offerte in denaro.

Struttura organizzativa

La struttura organizzativa si reggeva su un capitolo di dodici deputati (due per ogni Porta cittadina), al quale si accedeva per cooptazione. Il consorzio era guidato da un rettore, coadiuvato da un vice-rettore, il cui mandato, limitato inizialmente a un anno, divenne dal 1452 biennale. La gestione amministrativa era articolata in "province", e la direzione di ognuna era demandata a un deputato: case in Milano, tesoreria, ragioneria, collegio Griffi di Pavia, fondi extra-urbani (ripartiti in base alle sei porte cittadine da cui occorreva passare per raggiungerli; le province di Porta Romana e di Porta Nuova erano ognuna divisa in due).

Fino al 1664 all'interno del capitolo erano ammessi anche religiosi, cui però era preclusa la nomina a rettore. Dopo la seduta capitolare del 6 febbraio di quell'anno si stabilì che nel caso in cui un deputato avesse deciso di abbandonare lo stato laicale avrebbe dovuto nel contempo lasciare l'associazione.

Erano previsti anche numerosi ufficiali stipendiati: il maestro di casa – che si occupava dei rapporti con i forni che producevano i pani per l'elemosina –, uno o due ragionati addetti alla contabilità, il vice-tesoriere – che insieme al deputato tesoriere effettuava il pagamento delle doti e delle elemosine in denaro –, un cancelliere e un vice-cancelliere per gli atti notarili, due o tre fattori (poi agenti) incaricati della conduzione delle proprietà rurali, un dispensiere delle elemosine e un numero variabile di famigli incaricati di mansioni di basso servizio.

Sede

Il capitolo si riuniva settimanalmente nella sede del consorzio, fissata dapprima in una casa in San Tommaso in Cruce Sichariorum poi, dal 1377, in un edificio donato da Arnoldo Albizzati, ubicato in contrada Solata (attuale via Broletto). Grazie a un legato disposto da Ramengo Casati nel 1437, fu anche possibile dotare la sede di un proprio oratorio, che, dopo la metà del Cinquecento, fu abbellito in facciata da un affresco di Aurelio Luini che enunciava l'attività dell'ente.

Patrimonio

Oltre alla casa capitolare e all'oratorio, il consorzio possedeva un cospicuo patrimonio immobiliare costituito da case e botteghe in città e da edifici rurali e fondi agricoli nel contado, per un'estensione che verso la fine del XVIII secolo superava le 32.000 pertiche (pari a quasi 2100 ettari). La dotazione del consorzio comprendeva, oltre ai proventi derivanti dalla riscossione di canoni d'affitto e livellari sui beni stabili, l'investimento di capitali su banchi e la concessione di prestiti a privati.

Dai dati di bilancio del 1784 risultano entrate pari a 298.553 lire e uscite per 289.711 lire, di cui 146.273 lire distribuite in elemosine, doti e "in mantenimento ed educazione della gioventù".

Soppressione

In considerazione dell'entità del suo patrimonio, nel 1784, in occasione delle soppressioni dei luoghi pii minori, al Consorzio della Misericordia non fu aggregato alcun ente.

Per effetto del Decreto del Comitato di Governo del 13 agosto 1801, il consorzio della Misericordia venne concentrato altri quattro luoghi pii elemosinieri sopravvissuti alle soppressioni giuseppine: si costituì quindi un solo ente, denominato Luoghi Pii Elemosinieri, gestito da un Capitolo Centrale composto da sette amministratori che ebbero in affido la gestione patrimoniale, mentre l'erogazione rimase attribuita al Direttorio Elemosiniere.

 

[nelle immagini: Pagina miniata dello statuto del Luogo Pio della Misericordia, 1422; emblema del Luogo Pio della Misericordia]