Sant'Antonio Abate in Santa Maria Beltrade (ante 1440 - 1784)

Servizio Archivio e Beni Culturali, ASP Golgi-Redaelli, Milano

 

Origine

Le fonti relative alle origini della scuola, eretta presso l'altare dedicato a sant'Antonio abate nell'antica chiesa parrocchiale di Santa Maria Beltrade, posta a confine dei sestieri di Porta Romana e di Porta Ticinese, erano già andate perdute nel 1591: in quell'anno, infatti, il priore e i deputati della scuola sentirono l'esigenza di redigere un memoriale basato sulle "antiche scritture disperse" e sulla tradizione orale, così che "le cose di detta Scola [...] siano restaurate per conservarle et accrescerle all'honore di Dio et beneficio dei poveri". Dal documento affiora lo spontaneo enuclearsi nel corso del Cinquecento del consorzio elemosiniero da una primitiva compagnia di devoti di sant'Antonio, formatasi probabilmente già alla fine del XIV secolo attorno all'altare del santo con scopi esclusivamente cultuali, mentre il primo lascito documentato è del 1440.

Finalità e struttura organizzativa

Le pratiche devozionali consistevano nella celebrazione di una messa solenne nella ricorrenza del 17 gennaio, nella partecipazione alla messa quotidiana all'altare del santo, in occasione della quale si raccoglievano le elemosine necessarie ad assicurare lo stipendio del sacerdote, e nell'intervento agli uffici da morto in memoria di confratelli e benefattori defunti.

La propensione all'attività elemosiniera si sviluppò successivamente, insieme alla necessità di gestire in modo conveniente donazioni e lasciti destinati esplicitamente alla confraternita o più genericamente alla parrocchia.

Il 24 aprile del 1553 scolari e vicini della parrocchia si riunirono in adunanza generale per eleggere dieci rappresentanti (cinque per Porta Ticinese e cinque per Porta Romana), ai quali era riconosciuta la prerogativa di poter operare "come potrebbono far tutti li scolari di detta scola et tutti li vicini insieme se fossero presenti".

Sette anni più tardi seguirono l'erezione ufficiale da parte di Falcone Caccia, vicario generale della diocesi ambrosiana (8 gennaio 1560), e un breve d'indulgenze rilasciato da papa Pio IV (3 agosto), il secondo dopo quello del nunzio apostolico Ennio Filonardi nel 1531.

Quando negli anni novanta del XVI secolo la chiesa di Santa Maria Beltrade venne riedificata, i confratelli ottennero lo spostamento della scuola dall'altare originario in una "nova capella", che fu interamente rinnovata nel 1732.

Le riunioni del capitolo si tenevano invece in un locale nei pressi della "Cappella Maggiore … fabbricato à spese della Scola" oppure, a seconda delle esigenze, in casa del priore, dei rettori della chiesa o di uno dei deputati.

Alla guida della confraternita era posto un priore con carica biennale, coadiuvato da un tesoriere e due sindaci. L'incarico di verificare l'esistenza di bisognosi all'interno della parrocchia era affidato ai due rettori della chiesa che, in occasione del Natale, accompagnati dal priore e da alcuni deputati, provvedevano anche all'erogazione delle elemosine a favore di indigenti, infermi e povere partorienti nonché dei sussidi dotali a fanciulle di misera condizione in procinto di sposarsi.

Grazie alla progressiva precisazione della vocazione elemosiniera, il 6 agosto 1611 il sodalizio ottenne da Filippo III, re di Spagna e duca di Milano, l'estensione dei privilegi accordati ai luoghi pii. Questo non impedì tuttavia il progressivo declino della scuola proprio nel corso del XVII secolo, in coincidenza con il crescente consenso accordato dai fedeli alla più recente Confraternita della Beata Vergine dei Sette Dolori, costituita in Santa Maria Beltrade dall'arcivescovo Gaspare Visconti nel 1587.

Soppressione

Nel 1784, per effetto della riforma di Giuseppe II, il Luogo Pio di Sant'Antonio Abate fu aggregato a quello della Divinità.

 

[Nell'immagine: Diploma del 6 agostro 1611 di concessione dei privilegi goduti dagli altri luoghi pii milanesi]